Cronaca | Piacenza Ven 12/03/2010
Immigrati a rischio infortuni, +15% in tre anni
In totale sono stati 143mila gli infortuni sul lavoro che hanno colpito i nati all'estero: il 15,1% in più rispetto al 2005. I casi mortali sono stati, invece, 189. E’ questa la fotografia del rapporto tra manodopera straniera e infortuni sul lavoro che emerge dai dati forniti da Inail. Secondo le stime dell'Istituto, il 16,4% degli incidenti ha interessato un immigrato, con un'incidenza media che oscilla tra il 12,3% delle donne e il 18,1% degli uomini. A livello territoriale si confermano inoltre differenze significative. Oltre il 57% delle denunce relative a questa categoria di lavoratori si concentra, infatti, in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Le tre regioni sono al primo posto anche per quanto riguarda i decessi, con il 49,2% dei casi registrati contro il 36% della media nazionale. La distanza tra Nord e Sud è estremamente evidente se si considera la percentuale di infortuni (denunciati) di immigrati rispetto al totale. L'incidenza oscilla infatti tra i 4-5 punti percentuali del Mezzogiorno e i 29-30 del Nord. In particolare, al primo posto si colloca il Friuli Venezia Giulia, dove un infortunio su quattro riguarda un lavoratore nato all'estero. La punta massima si raggiunge, poi, nella provincia di Pordenone, dove uno ogni tre incidenti coinvolge un immigrato, seguono Treviso e Piacenza con il 27,5%. Per quanto riguarda le comunità di provenienza, se a livello nazionale le principali comunità sono la marocchina, l'albanese e la rumena che insieme raggiungono il 41% dei casi di infortunio, la comunità marocchina è, invece, al primo posto in cinque regioni del Paese. Per le donne, invece, quella rumene è la nazionalità più a rischio in ben dodici regioni. Anche per i casi mortali il primato spetta alla Romania che, nel 2008, ha registrato 50 casi (uno ogni quattro stranieri deceduti). In totale dei circa quattro milioni di stranieri in Italia, più di tre sono lavoratori assicurati all'INAIL (fonte Denuncia Nominativa Assicurati), con aumento del 34% rispetto al 2005. Si tratta in prevalenza di dipendenti di piccole aziende dell'Italia settentrionale, che operano nell'Industria e nel terziario.


